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Listino
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Centocinquant'anni di storia
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C. Sciarroni
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Conferme dell’insediamento ligure nella Sicilia medievale tra vecchie intuizioni e nuove scoperte: il caso messinese
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Il presente articolo analizza, impiegando un approccio prosopografico, la presenza di alcune famiglie di origine genovese e più in generale ligure, o comunque connesse all’ambito territoriale convergente dall’entroterra su Genova, comprese le aree meridionali del Piemonte, che si insediarono in Sicilia tra XII e XIII secolo. Impiegando la bibliografia esistente e confrontando i dati prosopografici desumibili da questa con le fonti cronistiche e documentali di area tanto ligure quanto isolana, è stato possibile restituire un primo quadro di presenze più o meno stabili di Genovesi e Liguri in Sicilia, finora in buona misura ignote, concentrando l’analisi soprattutto su ruolo e peso di questi elementi e delle loro famiglie in seno al ceto dirigente messinese, di cui diverranno una non trascurabile componente di lunga durata.
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Using a prosographical approach, this article analyzes the presence of some families of Genoese and more generally Ligurian origin, or in any case connected to the territorial area converging from the hinterland on Genoa, including the southern areas of Piedmont, who settled in Sicily between the 12th and 13th centuries. Using the existing bibliography and comparing the prosopographical data deducible from them with the chronicle and documentary
sources of both the Ligurian and island areas, it was possible to provide a first framework of more or less stable presences of Genoese and Ligurians in Sicily, until now largely unknown, focusing the analysis above all the role and weight of these elements and their families within the Messina ruling class, of which they will become non-negligible component long lasting.
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Keywords: Genoa, Liguria, Messina, Ruling Classes, Sculpture, Settlement, Sicily
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A. Tissoni Benvenuti
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Nuove rime politiche genovesi di primo Quattrocento
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L’articolo riguarda il manoscritto 665 della Biblioteca Casanatense di Roma, una miscellanea umanistica posseduta da Prospero Camulio. Oltre a scritti classici e umanistici, il
codice contiene alcuni testi di origine genovese: la Descriptio orae Ligusticae di Iacopo Bracelli e un’anonima prosa, pure latina, intitolata Laudes urbis Genuae. Ci sono anche due testi anonimi in volgare toscano: un capitolo in terza rima in lode di Biagio Assereto per la vittoria di Ponza (1435) e una canzone allegorica in dodici stanze intitolata De Genua urbe. Quest’ultimo testo allude alla situazione politica di Genova, ma non è chiaro a quale momento storico si riferisca. Se la citazione, nell’ultima stanza, a un nuovo papa che sarà salute / del stanco gregio, riguardasse, come pare probabile, l’elezione del sarzanese Tommaso Parentucelli, Niccolò V (1447), avremmo la possibilità di datare la canzone. Questi ultimi testi presentano un notevole interesse storico: sono infatti pochissimi gli scritti noti di origine ligure in volgare toscano del XV secolo.
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The article concern the manuscript 665 of the Biblioteca Casanatense in Rome, a humanistic miscellany once owned by Prospero Camulio. Besides classical and humanistic writings, the codex contains some texts of Genoese origin: the Descriptio orae Ligusticae by Iacopo Bracelli and an anonymous Latin prose titled Laudes urbis Genuae. There are also two anonymous texts in Tuscan vernacular: a chapter in terza rima in praise of Biagio Assereto for the victory at Ponza (1435) and an allegorical song in twelve stanzas titled De Genua urbe.
The latter text alludes to Genoa’s political situation, tough it is unclear which historical moment it refers to. If the mention in the final stanza of a new pope «who will be the salvation
of the weary flock» pertains, a seem likely, to the election of the Sarzanese Tommaso Parentucelli, Niccolò V (1447), we may be able to date the song. These last texts are of significant historical interest: indeed, very few known writings of Ligurian origin in Tuscan vernacular from the 15th century exist.
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G. Toso
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Casi di spostamenti di persone dalla Liguria centrale alla Lombardia e all’Italia nord-orientale nell’epoca napoleonica
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Dopo l’annessione della Liguria (1805), le autorità francesi promossero un controllo piuttosto stretto sugli spostamenti di persone, nel tentativo di prevenire fenomeni come le diserzioni, raccogliendo informazioni anche nei più piccoli paesi dell’entroterra. Con l’obiettivo di regolamentare, ma non di impedire, movimenti che nel periodo precedente avevano spesso avuto una forma disordinata, vennero quindi emesse e raccolte centinaia di certificati di passaporto per destinazioni interne o esterne all’Impero francese. Attraverso documenti relativi alla Liguria centrale, in particolare all’arrondissement di Genova, verranno in questa sede analizzati alcuni aspetti dei movimenti numericamente più importanti da questa
area: quelli diretti verso Lombardia e Italia nord-orientale. L’obiettivo è principalmente quello di evidenziare alcune caratteristiche generali di questi spostamenti, come le professioni o i luoghi di partenza dei loro protagonisti, insieme ai pregi e alle criticità di una fonte documentaria specifica come i certificati di passaporto nella Liguria napoleonica.
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After the annexation of Liguria (1805), in an attempt to prevent problems such as desertion French authorities promoted a strict control over the movements of people and collected information even in the smallest inland villages. Hundreds of passport certificates for destinations inside or outside the French Empire were then issued and collected with the aim of regulating but not preventing movements that in the previous period often had a disorderly form. In this article documents relating to Central Liguria, particulary the arrondissement of Genoa, will be examined to analyse some aspects of the most important movements from this area: those to Lombardy and North-East Italy. The aim is mainly to highlight some general characteristics of these movements, as the professions or places of departure of their protagonists, together with the merits and criticalities of a specific documentary source as the passport certificates in Napoleonic Liguria.
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M. Salomone
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Il Busto di Caffaro di Giovanni Battista Cevasco: un modello in gesso ritrovato alla Società Ligure di Storia Patria
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Il presente saggio riconduce a Giovanni Battista Cevasco la paternità del modello in gesso del Busto di Caffaro conservato nella sede della Società Ligure di Storia Patria. Attraverso il supporto delle fonti, in particolare della pubblicistica ottocentesca locale, che più volte menziona quest’opera, è stato anche possibile ricostruire interamente le vicende relative alla versione in marmo del busto, collocata nella sede originaria della Biblioteca civica Berio di Genova e andata distrutta a seguito dei bombardamenti del 1942. Questo ritrovamento ha
rappresentato, inoltre, uno spunto per una prima analisi del modus operandi di Cevasco, scultore ma anche figura politica e culturale di primo piano a Genova, il quale donò diverse sue opere ad alcuni dei più prestigiosi istituti cittadini.
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This essay attributes the paternity of the plaster model of the Bust of Caffaro, preserved at the headquarters of the Società Ligure di Storia Patria, to Giovanni Battista Cevasco.
Through the support of sources, particularly local nineteenth-century publications that mention this work several times, it has also been possible to fully reconstruct the events related to the marble version of the bust, placed in the original location of the Berio Civic Library in Genoa, and destroyed following the bombings of 1942. Moreover, this discovery has provided an opportunity for an initial analysis of Cevasco’s modus operandi. Cevasco was not only a sculptor but also a leading political and cultural figure in Genoa, who donated several of his works to some of the city’s most prestigious institutions.
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L. Malfatto
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Una biblioteca in tempo di guerra: la Berio dal 1935 al 1947
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Utilizzando fonti d’archivio, l’articolo ricostruisce le vicende della Biblioteca Berio, la principale biblioteca civica genovese, che durante la seconda guerra mondiale subì un grave incendio
con la distruzione di due terzi del suo patrimonio. Si sofferma sull’attività di prevenzione antiaerea del patrimonio bibliografico del Comune di Genova, iniziata nel 1935, e in particolare sul
trasferimento del materiale librario di maggior pregio della Berio e delle altre civiche, prima nei ricoveri in Val Bisagno, poi nel basso Piemonte in Val di Lemme, a Gavi, Carrosio e Voltaggio. Attraverso l’esame dei documenti d’archivio, in parte in contraddizione tra loro, è proposta una ricostruzione degli eventi che nel novembre del 1942 portarono alla distruzione di due terzi del patrimonio librario della biblioteca. Sono descritti i tentativi di ripresa dell’attività della biblioteca e di ricostituzione del patrimonio librario, avviati quando la guerra non era ancora finita e proseguiti nell’immediato dopoguerra con il rientro dei libri dai rifugi e il progetto di una nuova sede insieme con la Biblioteca Universitaria nel palazzo di Pammatone. Il progetto fu poi abbandonato, ma, tuttavia, condizionò fortemente il futuro della Berio
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Drawing on archival sources, this article reconstructs the history of the Berio Library, Genoa’s principal civic library, which during the Second World War suffered a devastating fire that destroyed two-thirds of its collections. It focuses on the anti-aircraft prevention efforts for the bibliographic heritage of the Municipality of Genoa, which began in 1935, and specifically on the transfer of the most valuable books from the Berio Library and other civic libraries, first to shelters in the Bisagno Valley, and then to the lower Piedmont region, in Gavi, Carrosio, and Voltaggio. Through an analysis of archival documents – some of which are partially contradictory – the article proposes a reconstruction of the events of November 1942, when a devastating fire destroyed two-thirds of the library’s collections. Finally, it describes the efforts to resume the library’s activities and reconstitute the book collections, which began before the war was over and continued in the immediate post-war period with the return of the books from shelters and the project for a new joint headquarters with the University Library in the Pammatone Palace. The project was later abandoned, but it nonetheless strongly conditioned the future of the Berio Library.
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